Carlo Rovelli ha quasi 50 anni e ne ha dedicati una metà abbondante alla ricerca. Per farla breve è uno dei fisici teorici che hanno messo a punto la gravità quantistica nella formulazione a loop, bizzarra e affascinante teoria per cui lo spazio e il tempo non sarebbero continui, ma costituiti da minuscole unità discrete: come dei pixel, più o meno (per un'infarinatura in materia vedere un articolo citato di Smolin del febbraio 2004). 

Oggi, professore di fisica teorica all'università del Mediterraneo a Marsiglia, Rovelli ha deciso di raccontare la sua personale visione dell'universo (una versione condivisa peraltro da alcuni dei massimi fisici del mondo) in "Che cos'è il tempo? Che cos'è lo spazio?" (Di Renzo Editore, Roma), un volumetto scritto in un italiano scorrevole, con uno stile esplicitamente letterario. 

Vi imbatterete in granelli di spazio e reti di spin. Ma soprattutto farete l'incontro con la quotidianità di chi vive la ricerca in fisica teorica con entusiasmo. Un entusiasmo che porta un giovane ricercatore a visitare le massime autorità mondiali per ascoltarne i consigli ed esporre le sue idee, nuove e stimolanti, fino a elaborare la teorie che gli vale il premio Xanthopoulos, prestigioso riconoscimento per la fisica gravitazionale. Quella di Carlo Rovelli è la storia di un successo che passa inosservato, in un paese che si divide tra reality show e calciatori capricciosi, ma per noi è una storia importante. 

Parla di come si diventa uno scienziato di fama e di come si possa ugualmente rimanere affascinati dalle piccole cose. Un piccolo miracolo di equilibrismo tra le leggi del cosmo e le passioni dell'uomo.

Le Scienze, n. 435, novembre 2004, pag. 129